Siate lieti nella speranza

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Omelia dell’Arcivescovo alle ordinazioni presbiterali
Milano, Duomo – sabato 8 giugno 2019

 

1. Avete forse un segreto per attrarre tanta gente?
Tutta questa gente che si è radunata volentieri e festosa è qui per voi, che state per ricevere l’ordinazione presbiterale. Tutte le persone che nelle vostre comunità di origine o di destinazione si sono date da fare per un momento di festa e di accoglienza si sono impegnate per voi. Le comunità che vi hanno conosciuto, anche per un servizio parziale, minimo, aspettano l’occasione per un abbraccio festoso. Ho sempre ritenuto un po’ eccessivo e scentrato tutto ciò che circonda le “prime messe”.
Eppure le comunità e le persone esprimono qualche cosa di profondo, anche queste manifestazioni un po’ esagerate e persino le persone estranee, se vengono raggiunte dalla notizia che un giovane diventa prete, rivelano un interesse, una sorpresa, forse persino un desiderio di capire il significato di una storia e di una scelta.
Avete forse un segreto per attrarre l’attenzione di tanta gente?
Forse tutta questa gente intuisce che voi conoscete il segreto della gioia e siete abitati dalla speranza. Lieti nella speranza.

2. Non solo per voi stessi.
L’ordinazione presbiterale è una grazia che voi ricevete, ma non è solo per voi. Diventate collaboratori del Vescovo per il servizio alla Chiesa. Il tratto caratteristico che i candidati diocesani hanno scelto per presentarsi alla comunità cristiana, lieti nella speranza, può ben essere un messaggio condiviso dagli altri ordinandi di istituti di vita consacrata. Non è però solo un motto che dice di voi, ma la consapevolezza di un talento da mettere a frutto, di una grazia che dovete mettere a disposizione della comunità, della Chiesa intera, di uno stile per tutto quello che il ministero vi chiama a compiere.

Lieti nella speranza: significa che la gioia cristiana non è frutto dei risultati che l’intraprendenza, la competenza o le coincidenze possono raccogliere; non è frutto della popolarità di cui un prete può godere, non è frutto di condizioni di vita favorevoli e garantite. Perciò la letizia nella speranza non è cancellata o soffocata dai risultati stentati, dall’impopolarità delle scelte e delle parole che vi competono, da condizioni di vita tribolate e precarie.
Perciò continuate a essere lieti nella speranza: non lasciatevi rubare la gioia, ricordatevi di essere preti contenti non solo quando farete il discorso per il XXV o il L di ordinazione! Non lasciatevi vincere dall’amarezza, dallo scoraggiamento, dalla consuetudine, dal sospetto di non essere abbastanza apprezzati e valorizzati dai superiori. Siate lieti nella speranza.

Rileggete di tanto in tanto le parole della prima lettera di Pietro: se poi doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non sgomentatevi per paura di loro e non turbatevi, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.

Lieti nella speranza: il dono che avete ricevuto non è solo per voi, ma vi introduce nella responsabilità di edificare la Chiesa, le comunità che vi sono affidate. Voi non potrete irradiare la gioia di cui ha bisogno la gente e tutta la nostra società semplicemente percorrendo sorridenti le strade della città. Per condividere la gioia è necessario condividere la speranza. La speranza non è una specie di ottimismo verso il futuro alimentato da previsioni e proiezioni. La speranza che rende lieti è il frutto dell’affidamento alla promessa di Dio, ha il suo fondamento nella verità alla quale conduce lo Spirito della verità: quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché … dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Nella desolazione di una società dove abitano uomini e donne inclini a credere di essere irrimediabilmente condannati a morte, i discepoli si affidano alla promessa del Signore: la vostra tristezza si cambierà in gioia. I preti hanno la responsabilità di annunciare che Gesù glorificato è la nostra speranza: non è il lieto fine di una favola, ma colui che ci manda lo Spirito di verità che guida a tutta la verità. Siate pronti a dare ragione della speranza che è in voi, con dolcezza e rispetto, con retta coscienza. Non trascurate le domande di chi vi chiede ragioni, abbiate stima dei vostri interlocutori, non procurate distrazioni ma piuttosto propiziate percorsi verso il mistero e verso le domande radicali. Non abbiamo tutte le risposte, ma non dimenticate tutta la teologia che avete studiato, tutti gli esami che avete superato, tutta la verità che vi ha illuminato nelle celebrazioni liturgiche e nelle adorazioni silenziose, nella meditazione della Parola di Dio e nel confronto fraterno. Non dimenticate quello che avete studiato e continuate a cercare, non dimenticate le intuizioni che vi hanno illuminato e continuate a lasciarvi provocare dalle domande, dalla vita, dal contesto in cui vivete. Anche se vi chiedono emozioni, voi cercate di dare ragioni, anche se vi chiedono servizi, voi cercate di suscitare domande, anche se vi chiedono feste, voi cercate di condividere con dolcezza e rispetto la grazia di essere lieti nella speranza.

 

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