Aspetto esterno

La chiesa, affacciata su una suggestiva piazzetta, mostra un aspetto semplice e solenne al medesimo tempo.
La facciata, in laterizi, come del resto tutto l’edificio, è a capanna con una chiara estensione orizzontale e i due spioventi nascondono il profilo dell’edificio. Ai lati è inquadrata da due robuste paraste angolari sormontate da pinnacoli in cotto certamente moderni. Altre due paraste più piccole, dalle quali si innalzano due semicolonne con capitelli dalla vaga forma antropomorfa, ripetono all’esterno la divisione interna dell’edificio. La sommità è percorsa da un fregio ad archetti stagliati su fondo bianco, che ritroviamo anche sui fianchi e nella parte absidale. I portali sono molto semplici: in pietra quello centrale, interamente in cotto quelli laterali. Tutti e tre sono sormontati da una lunetta con decorazione a mosaico.
Nel suo complesso spoglia, ma non per questo priva di fascino, la facciata presenta come unici elementi decorativi, oltre alla cornice di archi e ai due pinnacoli in cotto, alcuni gruppi di ciotole di ceramica colorata, inserite nel restauro del ‘22. Si ipotizza che esse siano la ripresa di motivi decorativi orientali o richiamino le scodelle dei pellegrini che erano accolti dai canonici dell’abbazia. Alcuni ritengono addirittura che tali ciotole siano state poste sulla facciata per riflettere la luce del sole al tramonto, così da scacciare gli spiriti maligni.

L’aspetto attuale è dovuto a una serie di pesanti interventi: nel primo, risalente al XIX secolo, di cui poco sappiamo, venne aperto un grosso rosone centrale. Nel secondo, invece, fra il 1922 e il 1925, il rosone centrale e i due minori sopra i portali laterali vennero sostituiti con le attuali monofore – tre nella parte centrale e due in ogni parte laterale – lasciando come unico elemento superstite l’oculo circolare appena al di sotto del vertice della facciata. Anche i portali vennero profondamente intaccati.
Il campanile, che si erge sopra l’ultima campata della navata destra, e che in origine non superava la volta della chiesa, fu portato all’attuale altezza alla fine del XVI secolo; nella parte inferiore presenta ancora l’originaria muratura, infatti si vedono gli archetti pensili e le lesene. Lungo i lati dell’edificio robusti contrafforti quadrati fanno da controspinta ai sostegni dell’interno.

 

Particolare della trifora, realizzata negli anni Venti, e dell’oculo circolare, residuo della facciata originale
La facciata di Santa Maria Rossa in Crescenzago
L’aspetto della facciata prima dei restauri del 1922

Absidi

La parte absidale della chiesa è la più antica e risale forse alla precedente costruzione del IX – X secolo. Le tre absidi sono sorrette esternamente da contrafforti, i medesimi che sostengono tutto il resto dell’edificio e che in parte si possono ancora notare lungo il lato settentrionale. Anche le absidi non sono state esenti dai pesanti interventi succedutisi nel corso dei secoli anche se hanno mantenuto gran parte del rivestimento originario.
Durante il XVI secolo qui, come anche lungo le pareti, vennero aperte grandi finestre, poi sostituite, molto probabilmente durante i restauri del 1922-1925, con le monofore a forte strombo ancora oggi visibili.
Il fregio ad archetti in cotto su intonaco bianco visto in facciata, prosegue anche sull’abside centrale e sulle due minori, talvolta interrotto da esili lesene in cotto.

 

L’abside maggiore

 

 

Vista esterna con il campanile