Mi è stato chiesto come mai mi sia saltato il ghiribizzo di cimentarmi con qualche rima in dialetto milanese.

La prima ragione è che tale “lingua” è la mia lingua materna. In casa si parlava solo dialetto. Tranne quando occorresse qualche… dichiarazione importante! Tipo: “Da domani in questa casa…” ecc. ecc. Ma erano eccezioni e spettavano di solito a mio padre.

La seconda ragione è che mi son sentito portato a divertirmi, qualche volta, a parlare in rima. Ma questo lo si poteva fare solo in italiano o, almeno, così pareva a me.

Che m’indusse a provarci col dialetto fu l’incontro e poi l’amicizia col nostro caro e indimenticabile Renzo Oriani, ascoltando e leggendo le sue strofette
mi son detto: perché non provarci anch’io. E così fu.

E devo dire che la cosa mi diverte.

Soprattutto quando mi piace scherzar su certi limiti o manie che, prima che degli altri, son le mie stesse.
Salvo quando l’argomento fosse “sacro”. Tipo il Natale o la Pasqua.
Allora, lo confesso, riesco persino a commuovermi intanto che butto giù qualche pensierino. Mah! Sarà la vecchiaia!!

                                                                                       Don Arnaldo

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